dimore storiche

Palazzo La Marmora
dei Mori Ubaldini degli Alberti La Marmora – Corso del Piazzo 9, Biella Piazzo

Il Palazzo fu dimora, al quartiere antico del Piazzo, dei marchesi Ferrero della Marmora; è una residenza di notevole fascino dove sono sedimentate memorie di otto secoli di storia dal Rinascimento al Risorgimento. Di grandissimo impatto è la splendida Sala dei Castelli, decorata con affreschi del 1632 che raffigurano 32 castelli e località in prevalenza biellesi. La Sala rappresenta pertanto un punto di partenza ideale e imprescindibile per orientarsi meglio nella geografia e nelle vicende storiche del territorio circostante. Le lunette affrescate della Sala dei Castelli offrono uno straordinario quadro d’insieme delle località inserite nel circuito di “Andar per Borghi, Ricetti e Castelli” e ne costituiscono dunque una tappa fondamentale.

Di notevole interesse sono poi i dipinti dedicati alla storia della famiglia La Marmora, molto significativo, in particolare, è il celebre quadro di Pietro Ayres che ritrae i quattro generali circondati dai loro quattordici fratelli. Importanti inoltre le testimonianze di epoca rinascimentale e legate ai casati fiorentini degli Alberti e dei Mori Ubaldini. Palazzo La Marmora è aperto alle visite guidate dal 1982 e ha promosso, negli ultimi 15 anni, numerose attività pubbliche di ampio respiro culturale e artistico. E’ sede della delegazione biellese dell’Associazione Dimore Storiche e dell’Osservatorio Beni Culturali e Ambientali del Biellese.

Chiesa della Confraternita del Santo Sudario
Corso del Piazzo, Biella Piazzo

La sua costruzione, su progetto di Francesco Beltramo già ideatore della scalinata della porta regia di Oropa, ebbe inizio nel 1667 e venne portata a termine nel 1765. La chiesa fu chiusa al culto nel 1807 e riaperta nel 1834 dal marchese Carlo Ferrero della Marmora. Inserita tra gli attuali palazzi La Marmora e Ferrero venne utilizzata dalla famiglia La Marmora come cappella privata con accesso diretto dal palazzo. La chiesa è stata sconsacrata nei decenni scorsi ed oggi è di proprietà della famiglia Rosso.

Castello di Castellengo
già Frichignono di Castellengo oggi Ciccioni – via Castello 31, Frazione Castellengo di Cossato

Il complesso, di cui si hanno notizie già attorno al 1309, venne trasformato nel corso del Settecento in residenza signorile dai conti Frichignono. Oggi è di proprietà della famiglia Ciccioni che ha portato a termine una complessa opera di restauro per restituirlo al suo antico splendore. Nelle cantine ha sede un’azienda vinicola mentre le storiche sale ospitano attività ricettive, espositive e culturali.

La vicina cellula ecomuseale, inaugurata il 28 di marzo 2004, e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con i suoi affreschi del De Bosis, fanno della frazione Castellengo una tappa da non perdere. Si può raggiungere il castello attraversando la Baraggia, una delle ultime savane incontaminate d’Europa.

Castello di Massazza
già Avogadro oggi Cavallari – via Castello 7, Massazza

Insediamento arroccato su sperone baraggivo, probabilmente Celto-Ligure, passato poi ai Romani e successivamente divenuto fortificazione Longobarda. Incastellato attorno all'anno Mille, è un tipico borgo difensivo medievale, deposito di derrate e prodotti agricoli, ricovero di greggi stanziali nella zona e difesa del paese, posto, ai tempi, a nord, sulla Baraggia. Vi si conservano are celtiche con coppelle votive e testimonianze di epoca templare, con simboli della croce trifogliata Mauriziana. Il borgo è caratterizzato dall'alta torre in scapoli di sasso e da una rocchetta viscontea dai merli ghibellini. All'interno del complesso troviamo una cappella dedicata a Sant'Antonino e a Sant'Anna, con abside gotico-romanica e affreschi trecenteschi con uno dei più antichi altari del biellese. Lo scalone d'onore del palazzo è ornato da un curioso affresco fine '600 riproducente la "Madonna di Pompei". Nel 1200 fu di proprietà dei Guala di Casalvolone, per tutto il 1300 dei Visconti di Milano che lo caratterizzarono con diverse monofore, tipiche dei castelli lombardi. Dal 1400 a tutto il 1800 fu di proprietà della famiglia Avogadro. Dal 1978 appartiene alla famiglia Cavallari, che ne sta operando un paziente recupero, rifondando la Rocca come abitazione e offrendo il bene per eventi, mostre e fiere, grazie alla sistemazione di numerose sale e di una grande cucina. Nell'ampio cortile interno, è stato creato un teatro-arena con formidabile acustica e suggestivo impatto scenico.

Villa Cernigliaro
già Vercellone e Germano – via Clemente Vercellone 4, Sordevolo

Villa Cernigliaro fu costruita alla fine dell’Ottocento probabilmente dall’architetto Ceppi e rivisitata da Chevalley e Passanti. Fu dimora di Franco Antonicelli e buon ritiro per i più illustri personaggi della cultura italiana del Novecento da Benedetto Croce a Cesare Pavese, da Massimo Mila a Luigi Einaudi, da Norberto Bobbio a Gustavo Colonnetti, solo per citare alcuni tra i nomi più noti. Oggi la villa è il centro culturale dell’associazione Zero Gravità ed è sede della cooperativa Buonsegno. Il parco accoglie alberi secolari e un delizioso giardino all’italiana con siepi di bosso e roselline antiche.

Villa Piacenza
Famiglia Piacenza – Pollone

La villa Felice Piacenza, costruita intorno al 1791 è un edificio imponente ed elegante. Nel 1892 la villa venne ristrutturata e arricchita di decorazioni dall’architetto Cappello, che ridisegnò il giardino conferendogli le forme attuali e piantandovi notevoli esemplari di diverse specie botaniche.

Castello di Ternengo
già Avogadro e Gromo – frazione Villa 1, Ternengo

La storia del castello di Ternengo si può far risalire al 1500 allorché Pietro Gromo, importante gentiluomo di Biella, acquistò dagli Avogadro di Valdengo il feudo e con esso una piccola rocca risalente all’anno mille. I nuovi feudatari aggiunsero alla costruzione una casaforte ed una torre rotonda, si presume d’avvistamento e non difensiva: Ternengo è sempre stato un luogo tranquillo e laborioso. Il castello assunse quindi la caratteristica abbastanza inusuale per questi luoghi di “villa castellata”. A tutt’oggi nonostante le modifiche apportate nel corso dei secoli, che ne hanno modificato l’aspetto originale, lo si può ammirare in tutta la sua grazia, perché ben conservato. Una caratteristica è rimasta immutata nel tempo ed è l’atmosfera di pace e serenità che si percepisce all’interno, come se quei muri fossero custodi fedeli di una storia vissuta da esistenze, votate come citano i quattro motti iscritti nella volta delle scale, ad “Opus, opes, studium, parcitas”.

Castello di Montecavallo
già Avogadro oggi Reda – via per Chiavazza 30, Vigliano Biellese

Montecavallo era una torre di vedetta appartenente alla famiglia degli Avogadro e da loro costruita intorno all'anno mille. Tra il '700 e la fine dell'800 vennero aggiunti la cappella ed il castello. Fu Filiberto Avogadro che, incaricato dalla regina Maria Cristina di Savoia di seguire i lavori di restauro dell'abbazia di Altacomba, restò incantato dallo stile neogotico ed incaricò l'architetto Dupuy di costruire il castello inglobandone la torre preesistente. Oltre alla torre, appartenevano alla famiglia i terreni circostanti che venivano coltivati o tenuti a bosco, a seconda della posizione geografica. La principale coltivazione, non solo a Montecavallo ma in tutta la collina, era la vigna; dell’esistenza di vigneti in quella zona si hanno notizie dal 1300 anche se le notizie documentate di impianti viticoli datano a partire dal ‘700. Ripiantata e rinnovata più volte la vite veniva coltivata per produrre il vino ad uso della famiglia e di coloro che collaboravano alla produzione e alla manutenzione della proprietà. A partire dagli anni ’70 del Novecento la famiglia Reda ha ripiantato i vecchi vitigni ed avviato gradualmente una produzione vinicola di alta qualità che prosegue oggi con successo nel solco di una tradizione secolare.

Villa Mosca
oggi Viazzo – via Milano 33, Biella Chiavazza

Villa Mosca a Chiavazza è una residenza suburbana, circondata da un giardino dove accurate scelte paesaggistiche fanno sì che, dall’interno, lo sguardo converga verso la collina di San Gerolamo, altura che domina la città di Biella. Il giardino è popolato da maestose e ricche varietà botaniche. Nato nel Settecento è stato disegnato seguendo uno spiccato senso scenografico e si è evoluto, nel secolo successivo, in forme paesaggistiche. Pochi scorci inquadrano la villa, quella settecentesca, affrescata dai fratelli Galliari e quella tardo ottocentesca, nata dal frazionamento della proprietà. Un’atmosfera magica avvolge oggi questa residenza, protetta dalla vita caotica che le gira attorno. E il suo giardino dal sapore romantico è uno tra i parchi più belli della zona ed ospita un’edicola attribuita ai Galliari .

Lanificio Maurizio Sella
già Filatoio di Seta e Lanificio del Sacro Monte di Oropa, oggi ospita la Fondazione Sella – via Corradino Sella 10, Biella

Il complesso degli ex-lanifici Sella lungo il Cervo è composto da una successione di immobili e strutture che documentano la storia delle tipologie edilizie nel passaggio dall’artigianato all’industria. Dalle pergamene risulta che, dal Duecento al Quattrocento, vi era impiantato un mulino mentre, dal 1548, è menzionato il “battitore da carta Angelo Mondella” e in una carta del 1659 si fa riferimento ad una “pesta da canapa” ed ad una  “ferriera”. Nel 1695 la Congregazione del Santuario d'Oropa vi fa erigere un "Albergo di virtù col traffico di sete e lane, con annesso filatoio di seta" e una cappella dedicata alla Madonna d’Oropa e a San Giobbe protettore dei tessitori.  Negli anni 1838 e 1845 tutti gli immobili, con i relativi diritti sui salti d'acqua, vengono acquistati da Maurizio Sella per trasferirvi la sua attività imprenditoriale. I figli Giuseppe Venanzio e Quintino acquisteranno poi il monastero di San Gerolamo contiguo al lanificio, che diventerà dimora di famiglia. Nel 1867 la ditta Sella costruisce a monte dei preesistenti edifici un grande immobile multipiano di tipo "manchesteriano" da adibirsi a tessitura.

Dismessa l’attività industriale nella seconda metà del ‘900, il Lanificio è stato dichiarato nel 1988 Monumento Nazionale dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e costituisce un’interessante testimonianza di archeologia industriale. Oggi vi ha sede la Fondazione Sella e la proprietà immobiliare Maurizio Sella sta avviando un graduale processo di ristrutturazione, finalizzata a cultura, formazione e attività terziarie.